Il desiderio di conferma del proprio sé nell’esperienza di comunicazione
Una conversazione abitudinaria e disimpegnata può improvvisamente generare in ciascuno di noi ansietà e malessere, nonostante l’oggettiva banalità del suo contenuto.
Addirittura certe volte il malessere scaturisce da una conversazione nella quale i protagonisti dichiarano reciprocamente la propria concordia di opinione sull’argomento focalizzato e considerato.
Il senso comune classifica tali fenomeni “fatti curiosi” riconducibili alla generale bizzarria della specie umana, giudicando oziosa o velleitaria una loro eventuale analisi conoscitiva.
Indubbiamente si tratta di fenomeni complicati e sfuggenti, probabilmente incomprensibili nella loro globalità, proprio perché appartenenti all’immensa variabilità della nostra vita personale.
Ciò nonostante può essere utile ed efficace una loro graduale chiarificazione, utilizzando gli strumenti dell’osservazione e della riflessione critica.
Osservando con maggiore attenzione circostanze della situazione potremmo, ad esempio, consta tare che il nostro crescente malessere viene alimentato dallo scarso valore attribuito dagli altri alla nostra presenza e alle nostre parole .
Il nostro desiderio di esserci, di partecipare, di esprimerci, non trova corrispondenza con la quota di attenzione che ci viene dedicata. In tali circostanze l’immagine che abbiamo di noi stessi, il nostro sé subisce l’offesa per mancata corrispondenza di aspettative. Analizzando la situazione con ulteriore acutezza potremmo capire che il nostro malessere viene alimentato sopratutto dalla sensazione che gli altri non percepiscano le nostre aspettative, né il nostro malessere.
Nella prima fase della riflessione ci sembrava che il nostro sé fosse rifiutato e
frustrato nelle sue attuali esigenze,successivamente ci rendiamo conto che il
nostro sé viene serenamente ignorato e disconfermato nell’atto stesso di
esistere.
Mentre il rifiuto implica una parziale conferma, la disconferma invalida l’autenticità della nostra esistenza.
Occorre precisare che difficilmente ci si rende conto di subire una disconferma, in quanto essa provoca disorientamento e intenso malessere.
Facilmente può accadere che la persona disconfermata nel proprio sé contrapponga automaticamente un disturbo fisico difensivo che le consente di riaffermare la propria esistènza mediante una condizione ineluttabile di evidente malessere.
D’altra parte è necessario considerare che la disconferma non può essere praticata in forma consapevole e intenzionale, proprio in quanto scaturisce da un mancato riconoscimento dell’altro , per lo più in relazione con la noncuranza, oppure con gravi equivoci espressivi, favoriti talvolta dalla presenza di conflitti latenti nelle relazioni umane.