Ho sempre avuto l’esigenza di essere ascoltato con molta attenzione, soprattutto quando voglio esprimere un’opinione, un desiderio o comunque un vissuto della mia esperienza interiore.
L’insolito contenuto dei miei pensieri e la diversità del mio sentire rendono spesso difficile agli altri un ascolto paziente delle mie parole.
In particolar modo ciò è accaduto durante la mia infanzia quando forse la mia diversità veniva direttamente associata alla mia disabilità sensoriale.
Familiari e conoscenti vivevano probabilmente con ansia la mia condotta espressiva, giudicandola una conseguenza della mia inferiorità organica e comunque una modalità inquietante da non considerare con molta attenzione.
Solo raramente mi veniva concesso di esprimere con calma i contenuti del mio pensare e del mio sentire. In modo particolare mi veniva concesso quando il mio malessere diveniva evidente e preoccupante, tale da richiedere una cura straordinaria.
Ricordo che il piacere di essere ascoltato con attenzione era così intenso e benefico da produrre in me un immediato recupero di entusiasmo e di buon umore.
Ciò peraltro rassicurava vistosamente i miei familiari e rimetteva, per così dire, le cose a posto.
Naturalmente dentro di me restavano seri dubbi circa la dignità dei miei pensieri e dei miei sentimenti.
Mi sentivo inadeguato e improbabile, mi opprimeva il dovere di essere più normale, più consueto, più prevedibile.
Posso dire che il corso del mio sviluppo è stato condizionato sensibilmente da questa ricerca della normalità, nella quale anch’io confondevo la mia diversità e la mia disabilità.
Attualmente mi capita di provare irritazione e sconcerto quando i destinatari delle mie lezioni mostrano un’insufficiente grado di attenzione
e non costruiscono un adeguato clima di attivo silenzio.
E’ fin troppo semplice associare questa mia reazione un po’ eccessiva con gli elementi qui descritti della mia storia personale.
Sarebbe comunque un errore da parte mia rinunciare al silenzio di un ascolto impegnato, allo scopo di eludere il pudore relativo alle mie ferite narcisistiche.
Oggi gli alunni hanno quanto mai bisogno di comprendere il valore dell’ascolto.
Più che altro sono costretto a controllare con estrema cura questa mia irritazione eccessiva.
Sarebbe davvero beffardo che gli studenti confondessero il valore dell’ascolto con un mio bisogno da disabile sensoriale!
E’ vero che i ciechi generalmente sopportano con maggiore difficoltà il brusio e l’inquietudine posturale di chi ascolta. E’ altrettanto vero, però, che stare più zitti in omaggio ad una simile difficoltà costituisce, nella migliore delle ipotesi, un esempio di buona educazione, ma non aiuta certamente a comprendere le opportunità di apprendimento presenti e vive nell’esperienza dell’ascolto.