Parte II : Vivere la cecità – Un complimento non apprezzato

Carezze morbide e prudenti, per conoscere il tuo volto ed offrire ai miei pensieri un’immagine per vivere la tua presenza.
Desidero sfiorare l’origine del tuo sorriso, le forme inafferrabili del tuo movimento.
Qualche carezza per conoscerti non sarà, spero, la fonte di un disagio.

«Mi piacciono molto le tue mani, sono così delicate…Sono inquiete, sensibili, curiose di vivere!»

Apprezzamenti come questo mi risuonano familiari e in qualche modo confermano qualcosa di costante nella storia delle mie relazioni personali.
Le prime volte questo complimento mi appariva negativo, quasi esprimesse la volontà di dire comunque qualcosa di buono di una persona poco attraente.
Immaginavo che le mie mani fossero una buona occasione per essere cortesi con me e questo pensiero, francamente, era per me fonte di un sottile ma profondo disagio.
Ero convinto che i “veri complimenti” fossero rivolti agli occhi, la sorriso, ai lineamenti del volto oltre che alla qualità della figura corporea.
Questa mia convinzione si traduceva nel mio caso in una sorta di condanna estetica, poiché non ricordavo di aver mai ricevuto complimenti di questo tipo, neanche dai familiari più generosi e benevoli.
In una simile visione negativa, le mie mani apparivano una buona qualità trascurabile, sottolineata soltanto da chi volesse, in qualche modo, confortare la mia condizione umorale, di frequente pensosa e un po’ rabbuiata.
Per fortuna, con il passare del tempo, ho avuto la possibilità e la capacità di rivedere questa mia posizione e soprattutto di rivalutare gli apprezzamenti ricevuti circa le qualità delle mie mani.
Lentamente, infatti, ho capito che nelle mie mani si esprimeva e si affermava l’aspetto più vivace e dinamico della mia natura. Le mie mani erano il punto di osservazione, attraverso il quale trovava forma e realtà il senso più profondo della mia irrequietezza e del mio grande desiderio di relazioni umane.
Non mi sembra esagerato aggiungere che una maggiore attenzione alla vitalità delle mie mani mi ha suggerito una diversa valutazione di me stesso e delle mie attitudini personali.
Naturalmente la sopraggiunta perdita della vista ha conferito alle mie mani un’importanza ed un significato ancora maggiori.
Posso dire che oggi ricevo questo tradizionale complimento con autentico piacere, poiché lo sento vero e rivolto a una dimensione intima della mia realtà personale.