Parte II : Vivere la cecità – Noi sollecitiamo l’iniziativa

Camminavo lungo la strada sfiorando le automobili parcheggiate sulla mia destra. Il mio gomito destro urtava spesso contro gli specchietti retrovisori, quasi morbidamente, modificando la loro posizione.
La mia scelta di camminare sull’asfalto al fianco delle automobili parcheggiate appariva come sempre inopportuna ed imprudente, all’occhio dei passanti che avrebbero preferito vedermi al sicuro sul marciapiede.
Bastava comunque guardarlo, il marciapiede, per comprendere la ragione di questa mia scelta: una vera e propria selva di ostacoli e di insidie, talvolta così ben combinati tra di loro, da costituire una vera e propria barriera impervia.
Era una tranquilla e fresca mattina domenicale. Il traffico delle automobili e dei motorini era già sostenuto ma non ancora caotico.
Io camminavo con sufficiente disinvoltura, pensando nel frattempo alle mie cose, per riordinarle nella mente ed accingermi ad intraprendere le occupazioni della mia giornata, benché festiva.
Ad un certo punto voltai a destra, in una viuzza laterale lungo la quale si trova la sede di alcune tra le mie occupazioni.
In quel preciso istante una mano energica e determinata afferrò il mio braccio sinistro ed una voce straniera con accento nordafricano, mi disse: “Tu sbagliare, tu venire con me su strada dritta”.
Naturalmente io opposi resistenza e chiesi con sorpresa, ma anche con irritazione: “Che cosa vuole da me? Dove mi vuole portare?”.
L’altro comprese il mio disappunto ed usò un tono rassicurante, spigendomi che voleva soltanto ricondurmi sulla via principale, visto che avevo deviato sulla viuzza laterale.
Non mi fu difficile spiegare che non si trattava di un errore, ma di una scelta consapevole ed allora il mio interlocutore si mostrò dispiaciuto, mi chiese scusa e mi salutò con estrema cordialità, quasi con affetto.
Mentre lo salutavo, allontanandomi da lui, mi sentivo frastornato e un po’ confuso. A poco a poco un pensiero sempre più chiaro si fece strada nella mia mente: “Essere l’oggetto consueto della preoccupazione e dell’iniziativa degli altri è un’esperienza che rende la nostra vita un fatto pubblico, che oltrepassa i confini della nostra volontà di privacy e ci obbliga a divenire occasione di iniziativa sociale”.
In questo fatto, di per sé complesso si intrecciano aspetti creativi e confortanti con altri aspetti decisamente fastidiosi e talvolta offensivi.
Per evitare questi ultimi, forse molti ciechi rischiano di non conoscere i primi.