Quando ci troviamo a tavola con parenti o con amici può divenire difficile l’esercizio della nostra autonomia. Infatti la cosa che risulta più semplice e normale è immaginare che qualcuno si occupi di noi, una sorta di “commensale specializzato” pronto con i suoi servizi a renderci più agevole e più gradevole la partecipazione al pranzo.
La funzione del commensale specializzato viene vissuta dagli altri commensali con gratitudine ma anche con occhio critico e talvolta con giudizio severo circa la qualità delle sue prestazioni. Generalmente viene giudicata male soprattutto la sua mancanza di prontezza nel versarci da bere, nel tagliarci la carne e nell’offrirci le varie delizie presenti sulla tavola.
La manifestazione della nostra autonomia viene frequentemente vissuta male dai commensali e questo accade per due motivi che insieme possono costituire una vera e propria barriera culturale.
In primo luogo bisogna dire che la nostra autonomia presuppone un costume di ordine e di attenzione, che non coincide affatto con l’ordinario caos di una tavola da pranzo.
In secondo luogo le nostre mani che si muovono sulla tavola guidate dalla mente e non dagli occhi, costituiscono molto spesso per gli altri un motivo di turbamento.
Essi infatti confondono l’incertezza misurata e strategica del nostro agire con l’esperienza angosciosa dello smarrimento e sono indotti con urgenza ad arrestare la nostra ricerca, offrendoci con ansia il presunto oggetto del nostro desiderio.
Può tornare utile aggiungere che i nostri tentativi di autonomia vengono spesso considerati come un atteggiamento di orgogliosa indipendenza e quasi come un segnale di scarsa socievolezza.
Cosa fare quindi, di fronte a questa barriera culturale, che considera la nostra solitudine attiva come una specie di peccato sociale da riparare con fretta?
Evidentemente non ci sono ricette da prescrivere e da ritenere valide per ciascuna situazione.
Dovremmo comunque dimostrare agli di aver compreso il loro punto di vista ed il loro modo di sentire. Dopo aver fatto questo, però, dovremmo affermare con gradualità e fermezza le nostre personali esigenze di partecipazione, di autonomia e di indipendenza.
Se non percorriamo la via della affermazione, può davvero capitarci di tutto, compresa la perdita del diritto all’autogestione del bicchiere.