Non sono certamente poche le persone che affermano la validità delle proprie ragioni mediante toni di voce e accentuazioni verbali così accesi ed intensi da risultare invadenti e aggressivi.
Solitamente costoro vivono con naturalezza un simile comportamento come se il fatto di esprimersi con le modalità di un torrente in piena costituisse un aspetto trascurabile della conversazione, una variabile minore.
Viceversa l’interlocutore, di fronte a tanta irruenza espressiva, può restare sommerso dal disagio per una comunicazione così pressante da esigere una quota eccessiva di energie e di coraggio.
In simili circostanze può accadere che l’interlocutore più aggressivo si trovi improvvisamente di fronte al silenzio dell’altro, un silenzio di chiusura che non indica affatto una posizione di consenso.
Ciò nonostante il “torrente in piena” può percepire nel silenzio dell’altro una debolezza di ragioni e di convinzioni, confermando così la forza e la validità del proprio convincimento.
Accade poi che simili persone, molto convinte ma poco ragionevoli, debbano improvvisamente constatare il dissenso degli altri, non espresso con le parole ma con i loro comportamenti pratici.
A questo punto la loro meraviglia e la loro rabbia assumono più che altro la fisionomia dell’impotenza. La convinzione, infatti, diviene motivo di violenza e di isolamento quando non è sostenuta dalla capacità di discutere secondo le forme caratteristiche di un civile dialogo.