Capitolo 9 – Pluridisabilità – L’identità del bambino non vedente pluriminorato nel contesto della riabilitazione

Sommario:

e. L’identità del bambino non vedente pluriminorato nel contesto della riabilitazione

Anche le persone predisposte a confrontarsi ogni giorno con i limiti funzionali, provano generalmente una sensazione di sgomento di fronte alla condizione del bambino non vedente pluriminorato.
In particolar modo quando il danno funzionale comprende la percezione, il movimento e le funzioni simbolico relazionali, il bambino ci appare “concluso” nei suoi limiti, irrimediabilmente sommerso nella realtà delle sue privazioni.
Il sentimento angoscioso dell’irreparabile mortifica gravemente il piacere della conoscenza e soprattutto ci spinge a considerare l’altro come un insieme di frammenti funzionali più o meno compromessi.
In questo modo noi evitiamo di concepire l’altro come un autentico interlocutore, come persona nella sua interezza, come soggetto destinato ad esistere.
Le diagnosi funzionali polivalenti e i progetti riabilitativi risentono frequentemente di questa frammentarietà, proprio perché vengono redatti come elenchi di tratti da descrivere e di obiettivi da perseguire.
Questi elenchi mancano, per così dire, di un profilo sintetico preliminare capace di offrire ai singoli frammenti e agli obiettivi particolari il significato autentico di un progetto personalizzato.
Logicamente risulta impossibile redigere un progetto personalizzato dovendo prescindere da un rapporto interpersonale con il soggetto pluridisabile.
Infatti per comporre un ritratto verbale dell’altro, una sorta di fotografia della sua identità soggettiva, occorre quantomeno essere stati osservatori partecipi di questa sua identità.
A questo punto dovremmo chiederci: “Cosa possiamo osservare nel bambino non vedente pluriminorato per vivere un contatto vero e proprio con la sua identità soggettiva?”
Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, la risposta è semplice, chiara e disarmante.
Per conoscere l’altro nella sua interezza, al di là dei suoi limiti funzionali, dobbiamo conoscere e confrontarci con i suoi desideri, con le sue paure, con le sue condotte di avvicinamento e di allontanamento, con le sue strategie di conquista degli oggetti desiderati.
Gli eventuali limiti funzionali del bambino verranno successivamente considerati nel contesto di questa sua realtà soggettiva, allo scopo di non separarci troppo dal suo mondo, dal suo mentale e reale spazio di vita.
La difficoltà di mettere in pratica una simile indicazione emerge quasi esclusivamente da ostacoli emozionali, vale a dire dalle perturbazioni che ci impediscono di osservare l’altro mantenendo viva la nostra disposizione ad apprendere.
Osservando, viceversa, i suoi frammenti funzionali riusciamo in qualche modo ad eludere il confronto con il limite, considerando esclusivamente microlimiti parcellari che presentano più che altro una dimensione tecnico-riabilitativa.
Occorre comprendere che in tal modo invitiamo anche il bambino a rispecchiarsi nei propri frammenti funzionali e a smarrire il volume soggettivo della propria identità.
La consapevolezza di ciò che dobbiamo osservare e la buona volontà di farlo, anche a costo di spendere una considerevole quota di energie, possono comunque aiutarci in misura decisiva verso la giusta direzione, anche perché i desideri e le paure di un bambino possiedono una grande forza di coinvolgimento.
La cosa più difficile e più importante è riuscire ad entrare in contatto con simili desideri, a viverne la dimensione umana e a conoscerne le caratteristiche peculiari.
D’altra parte possiamo dire che conoscere i desideri dell’altro costituisce la vera e propria origine di un rapporto d’amore, poiché rappresenta la forma specifica della condizione di vicinanza.
Naturalmente qui parliamo di una vicinanza disciplinata dalle regole di un contesto riabilitativo. Ciò nondimeno una relazione ispirata dalla presenza del desiderio assume comunque una valenza procreativa, del tutto propizia all’esito del trattamento.
Alla luce di una esperienza interpersonale, i tratti funzionali del bambino potranno essere considerati in una prospettiva di potenziamento e di armonizzazione, conservando un vincolo sentimentale con la sua specifica volontà di vivere e soprattutto con il suo piacere di esistere.
Al di là dei suoi gravi limiti, il bambino non dovrebbe mai divenire una macchina da riparare. Infatti nella sua vita quello che più conta è la qualità delle sue relazioni interpersonali.
I colori del suo mondo, della sua realtà dipendono molto, forse troppo, dal modo con cui possiamo e sappiamo comunicare con lui ed offrire alla sua vita una prospettiva di partecipazione.
Sulla base di queste considerazioni, vorrei concludere indicando quali potrebbero essere, a mio modo di vedere gli ingredienti fondamentali di un progetto riabilitativo personalizzato.

Progetto riabilitativo personalizzato

A) Allegati a supporto:

1) Quadro delle informazioni medico-socio-psico-pedagogiche
2) Profilo storico-personale
3) Ritratto verbale della persona
4) Diagnosi funzionale polivalente finalizzata alla riabilitazione

B) Obiettivi funzionali:

1) Funzioni da potenziare
2) Funzioni da stabilizzare
3) Funzioni da coordinare
4) Prospettiva di armonizzazione delle funzioni, intesa come risposta
ottimale all’insieme dei limiti funzionali

C) Obiettivi di contenuto:

1) Area della fiducia di base
2) Area della autonomia e della indipendenza
3) Area dell’iniziativa

Naturalmente per ciascun obiettivo sarà opportuno precisare le modalità del trattamento, il contesto di esecuzione ed il criterio per la verifica del grado di apprendimento.
Ci rendiamo conto che un simile programma di intervento presuppone un equilibrio delle competenze affettive e relazionali e delle competenze tecnico-riabilitative.
Si tratta in effetti di un equilibrio difficile da raggiungere, ma la difficoltà non può divenire un alibi che ci consenta di nasconderci ciò che risulta necessario.
Più che altro si tratta di accettare una logica gradualistica, secondo la quale si può crescere anche lentamente purché si percorra la strada più opportuna.