Capitolo 8 – Riabilitazione e uso dei sussidi – Il bastone bianco: uno strumento semplice e civile

Sommario:

b. Il bastone bianco: uno strumento semplice e civile

Il bastone bianco è uno strumento semplice ma efficace, con il quale un cittadino non vedente può muoversi nel territorio civico urbano con un sufficiente grado di sicurezza.
Il colore bianco del bastone segnala la condizione di cecità in misura vistosa e inequivocabile, allo scopo di evitare pericolosi fraintendimenti circa la condotta del cittadino non vedente.
A questo proposito bisogna dire che sono molte le persone disabili visive che vivono con disagio l’esperienza pubblica della loro condizione sensoriale e che pertanto tendono a rifiutare la vistosità simbolica del bastone bianco.
Si tratta di uno strumento che consente di anticipare la percezione degli ostacoli lungo il cammino. Il soggetto che lo utilizza può così assumere un’andatura meno incerta e più regolare, organizzando per altro una postura più disinvolta e dignitosa.
Per ottenere l’effetto desiderato il bastone bianco dovrebbe essere piuttosto alto, tanto da raggiungere l’estremità inferiore dello sterno della persona che lo utilizza.
Occorre manovrarlo con leggerezza e con decisione, facendolo oscillare di fronte a sé come un pendolo obliquo, con la punta rivolta in avanti, in modo tale che sfiori la superficie del marciapiede o del suolo stradale.
Per essere svolta con sufficiente abilità, questa manovra esige un esercizio prolungato, non privo inizialmente di spiacevoli frustrazioni.
In ogni caso è bene precisare con chiarezza che un buon uso del bastone bianco presuppone soprattutto la capacità di organizzare validi campi immaginativi del territorio da percorrere, una competenza percettiva nel riconoscere con i sensi residui i vari punti del percorso ed una eccellente prontezza nel rendersi conto di insidie inusuali, tali da esigere un soccorso civico da parte della cittadinanza.
Logicamente ciascuna persona non vedente o gravemente ipovedente, sulla base della consapevolezza circa i propri limiti, userà il bastone bianco in misura corrispondente alle proprie abilità acquisite.
Purtroppo il discorso si complica nel momento in cui consideriamo la qualità del territorio civico urbano, vale a dire il suo disordine caotico e frammentario, il comportamento aggressivo e indisciplinato della cittadinanza, il volume assordante del traffico motorizzato.
La molteplicità imprevedibile degli ostacoli presenti sui marciapiedi diviene frequentemente una barriera insormontabile e non soltanto per i soggetti non vedenti.
In tali circostanze i cittadini sono spesso obbligati a camminare lungo la strada, al di là della fascia irregolare costituita dalle auto in sosta accanto al marciapiede e sul marciapiede.
In questo modo il cammino del soggetto non vedente con il suo bastone bianco diviene molto più pericoloso. Da un lato egli si trova le auto parcheggiate nelle posizioni più stravaganti, talvolta in doppia e in tripla fila; d’altro lato egli si trova le auto in corsa che sfrecciano più o meno velocemente a pochi centimetri dal suo braccio.
Evidentemente il rumore prodotto dai motori, soprattutto di alcuni camion e di alcune moto, disorienta ulteriormente il cammino della persona non vedente che può essere indotta, da uno stimolo acustico assordante, a cambiare direzione d’istinto, senza rendersene conto.
Si tratta insomma di un cammino avventuroso che richiede coraggio, determinazione e umiltà nel saper chiedere aiuto al momento opportuno.
Occorre inoltre aggiungere che la popolazione osserva generalmente con angoscia il cammino faticoso della persona non vedente con il suo bastone bianco e non è affatto abituata ad offrire il soccorso civico con modalità discrete ed efficaci.
I comportamenti più frequenti, da parte della popolazione, sono l’evitamento del soccorso oppure un soccorso emozionato, con il quale si tende a salvare la persona non vedente da pericoli più fantastici che reali, senza capire le sue intenzioni e le sue possibilità rispetto alle circostanze concrete.
Per ragioni del tutto involontarie, il soccorso civico talvolta può divenire un vero e proprio incidente che aggrava la situazione del cittadino non vedente, poiché aggiunge alle difficoltà del cammino una frustrazione psicosociale ancora più difficile da sostenere.
D’altro canto occorre pur dire che nei quartieri dove la presenza dei cittadini non vedenti è divenuta un fatto ordinario e quotidiano, si è organizzato spontaneamente, nel corso del tempo, un equilibrio compatibile tra le persone non vedenti e la popolazione.
In molti casi tale equilibrio è divenuto addirittura apprezzabile e confortante, sulla base di veri e propri cambiamenti nelle abitudini della cittadinanza, vale a dire maggiore disciplina e migliore capacità di comprensione e di collaborazione.
In questi casi i cittadini non vedenti con il loro bastone bianco frequentano con grande disinvoltura il loro quartiere di residenza, costruendo relazioni sociali vivaci e gratificanti.
Per quanto limitate, le situazioni migliori ci consentono di capire che il bastone bianco può divenire effettivamente uno strumento di civiltà e di socialità, promuovendo ad un tempo la legittimazione dei cittadini non vedenti ed una migliore consapevolezza civica nell’intera cittadinanza.
La presenza reale dei cittadini non vedenti lungo le strade delle città sarà indubbiamente più convincente di qualsiasi messaggio lanciato attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
E’ pertanto necessario che i ciechi, soprattutto i più giovani, accolgano con fierezza le fatiche di una simile condotta civica.
Camminare per la città, al braccio di un accompagnatore, è senza dubbio una scelta più comoda e rassicurante. Inevitabilmente però la sicurezza coincide con la dipendenza e diviene quasi sempre un impedimento sul cammino della libertà.
Naturalmente qui parliamo della libertà di affermare la propria condizione sensoriale e di conoscerne meglio le possibilità e i limiti, superando il disagio proveniente dal sentimento della rinuncia.
In definitiva qualche lacero-contusione in più e qualche spiacevole incidente psicosociale saranno ampiamente compensati da una considerevole estensione dello spazio personale di vita e da un rafforzamento confortante della propria soggettività.