Capitolo 6 – La formazione dell’insegnante di sostegno – Non sottolineare la diversità

Sommario:

b. Non sottolineare la diversità

Uno tra i principali “comandamenti” che ci ha suggerito la pedagogia dell’integrazione è il divieto di sottolineare le diversità, soprattutto quelle concernenti il danno funzionale, lo svantaggio culturale o comunque una limitazione delle ordinarie possibilità.
In effetti non c’è alcun bisogno di sottolineare simili diversità. generalmente infatti le limitazioni si manifestano con evidenza, talvolta addirittura con eccessiva evidenza, tanto da risultare ingombranti.
Sarà forse perché i limiti attraggono magneticamente al nostra attenzione, ma indubbiamente ci accade spesso di vederli amplificati e deformati, vale a dire molto più grandi e mostruosi rispetto alla loro reale fisionomia.
Non sottolineare le diversità significa, in buona sostanza, saper presentare un limite in modo ragionevole, come l’aspetto di un insieme dinamico, di una globalità in evoluzione.
Una limitazione non oscura l’identità di una persona, neanche quando caratterizza vistosamente i suoi comportamenti quotidiani.
Infatti l’identità di una persona riguarda prevalentemente la sua forma di vita, il cammino della sua esistenza, sulla base del suo patrimonio funzionale ed ambientale.
Alcuni traguardi del vivere sono ammirevoli se conquistati da persone colpite da gravi limitazioni, mentre appaiono banali e trascurabili nel corso della vita di persone normodotate.
In un certo senso la nostra identità è la storia della nostra vita personale, intesa nella complessità del suo profilo dinamico.
Quando ci riesce di presentare la diversità nel contesto di un profilo dinamico-personale, ci accade di scoprire che la diversità risulta interessante, degna di essere avvicinata e conosciuta.
I particolar modo conoscere la diversità dell’altro ci rende più liberi e capaci di concepire la nostra vita in una prospettiva più ampia, ove il senso del possibile tende a prevalere sull’esperienza della necessità.
In contrasto con simili riflessioni sono molte le persone che credono di non sottolineare le diversità evitando semplicemente di parlarne, quasi che non parlandone la diversità divenisse sempre meno reale, fino a scomparire nel nulla.
A questo proposito bisogna dire che la diversità costituisce una dimensione importante della nostra realtà quotidiana, così importante da assumere una funzione essenziale, vale a dire la funzione del rinnovamento.
Quando ci accade di rifiutare la conoscenza della diversità, la nostra vita si complica maledettamente, soprattutto quando tale diversità appartiene a noi stessi.
In questi casi facciamo i conti senza un ospite interno presente ma indesiderato, che continua in tutti i modi a manifestare una volontà di presenza.
Occorre forse precisare che il rifiuto per la diversità dell’altro scaturisce quasi inesorabilmente dal rifiuto per la nostra diversità, per quella parte di noi che non vorremmo sentire come nostra e che viceversa ci appartiene intimamente.
E’ anche vero però che talvolta la conoscenza della diversità dell’altro ci spinge a conoscere meglio noi stessi e a vivere un creativo processo di riconciliazione e di rinnovamento.
Sarebbe un bene che molti insegnanti considerassero con maggiore attenzione tale opportunità, molto presente nella loro attività professionale.
La scuola potrebbe divenire, più di quanto non sia, un luogo di conoscenza, di sviluppo e di comunicazione.