Sommario:
- C’è ancora molto da conoscere
- I fondamenti operativi per un buon inserimento scolastico degli alunni disabili visivi
- La difficile identità percettiva dell’alunno ipovedente
- Per una didattica delle differenze individuali
- Gli alunni con deficit visivo nella scuola della autonomia: il progetto educativo scolastico ed il suo necessario supporto riabilitativo
- Come giocano i bambini non vedenti?
- Audiovisivi e cecità
b. I fondamenti operativi per un buon inserimento scolastico degli alunni disabili visivi
Sembra che il trascorrere del tempo ed il ripetersi delle esperienze non contribuiscano in misura soddisfacente a facilitare l’organizzazione di una struttura scolastica capace di accogliere gli alunni disabili con spirito ordinario, sulla base di valide strategie ben acquisite e consolidate.
Per lo più l’ingresso di un alunno disabile nel contesto di una istituzione scolastica viene ancora percepito come un’emergenza inquietante, collocabile tra le esperienze straordinarie, alle quali si risponde con le misure transitorie del pronto soccorso.
Nella migliore delle ipotesi vogliamo immaginare che la scuola non riesca a concepire l’ordinaria presenza degli alunni disabili per non abituarsi alla percezione del danno funzionale e perdere così la propria sensibilità relazionale nel confronto con la disabilità.
Preferiamo ipotizzare, in ogni caso, che la persistenza di questo sentimento straordinario possa ricevere una benefica benché graduale mitigazione da una maggiore chiarezza di pensiero circa il processo di integrazione scolastica degli alunni disabili.
A questo proposito riteniamo possa giovare la formulazione di un quadro sintetico delle “cose da fare” in relazione con la presenza di un alunno disabile nel contesto della vita scolastica.
Naturalmente qui ci riferiamo alla realtà degli alunni disabili visivi, ma siamo convinti che un simile quadro possa, in qualche misura, essere trasferibile sulle altre tipologie disfunzionali.
Quadro sintetico
1- Conosci la storia personale dell’alunno, nei suoi aspetti familiari e scolastici? In questo senso quali documenti hai raccolto, quali racconti, quali testimonianze?
2- In quale momento della sua esistenza è insorto il suo danno visivo? Ne conosci l’entità? Come hanno risposto il soggetto ed il suo ambiente a questa drammatica insorgenza?
3- Conosci le qualità positive del suo residuo di funzione visiva? Che cosa hai fatto per comprendere la loro utilizzabilità, nel corso della vita scolastica di classe?
4- Hai scoperto le sue possibilità ottimali di: a) leggere b) scrivere c) comunicare mediante strumenti figurativi d) consultare testi e) comprendere messaggi audiovisivi f) osservare le realtà naturali, culturali ed artistiche ?
5- In quali modi egli partecipa alle attività ludico-sociali, ginnico-sportive, ricreativo-culturali?
6- Ritieni che alcune esperienze terapeutico-riabilitative e didattico-domiciliari possano favorire, sostenere e qualificare il suo processo di integrazione scolastica ed il suo personale percorso di studio?
7- Quali iniziative sono state avviate per promuovere e facilitare l’interesse e la partecipazione del contesto scolastico ai suoi diversi modi di conoscere e di apprendere? Ritieni che le sue personali diversità siano divenute legittime, vale a dire degne di essere conosciute?
8- Esaminando la programmazione didattica, hai scoperto barriere sensoriali o culturali che potrebbero limitare il suo diritto a studiare?
In ultima analisi riteniamo che un’opportuna realizzazione del punto otto richieda le seguenti indicazioni orientative:
A) Nel caso di alunni disabili visivi, le cosiddette barriere architettoniche sono costituite soprattutto dalla carenza ambientale di riferimenti sensoriali non-visivi, in misura tale da limitare o da insidiare lo spazio di vita scolastica dell’alunno.
B) La principale barriera culturale nella scuola consiste nella formulazione di messaggi esclusivamente visivi, ovvero, nell’uso di un linguaggio rivolto quasi esclusivamente agli occhi degli alunni ed alla loro esperienza visiva.
C) Il più importante limite metodologico osservabile nella scuola consiste in una più o meno grave separazione delle informazioni disciplinari dall’esperienza personale vissuta dai singoli alunni e pertanto dalla difficoltà di coniugare queste due dimensioni.
D) Il più nocivo limite culturale di una scuola consiste generalmente nella “non-abitudine” alla discussione, intesa come messa-in-evidenza e distinzione delle singole posizioni personali ed anche come qualificazione dell’esperienza di ciascun alunno.
E) Per quanto concerne il valore delle diversità, la principale confusione presente nella scuola consiste nella tendenza a non distinguere l’esercizio del pensiero dall’esperienza del sentire. Generalmente da una simile confusione discendono modalità di comunicazione che facilitano il persistere degli atteggiamenti pregiudiziali e squalificano il contesto di apprendimento educativo.
In conclusione queste indicazioni ci consentono di chiarire come esistano alcune condizioni di base che costituiscono il vero e proprio presupposto per un processo di integrazione scolastica degli alunni disabili visivi.
L’affermazione di simile presupposto renderebbe molto più facile l’inserimento scolastico dei nostri alunni e si dimostrerebbe propizio ed efficace per l’intera realtà scolastica.
Viceversa siamo costretti a constatare che spesso questo punto rappresenta l’ultima e la più difficile conquista lungo il percorso dell’inserimento scolastico.
Naturalmente questa constatazione non ci sgomenta poiché sappiamo che il valore delle diversità personali è un traguardo di grandi proporzioni culturali e civili, che merita pertanto tutto il nostro impegno e la nostra determinazione.