Sommario:
- Una questione non risolta
- Due condizioni da distinguere
- Occhio non vede, cuore non vuole
- L’esperienza del bello multimediale
- Il sole continua a sorgere per tutti noi
e. Il sole continua a sorgere per tutti noi
Possiamo nutrire molto meglio e molto di più il gusto e la sensibilità estetica di coloro che non vedono.
Per superare la barriera mentale della minorazione visiva, la persona che non vede ha bisogno di essere aiutata ad innamorarsi del mondo.
Molto spesso la società non comprende in quali modi potrebbe facilitare la relazione tra il soggetto disabile visivo e la realtà che lo circonda.
In simili circostanze tendiamo, per così dire, a divenire noi la sua realtà, il suo schermo verbale protettivo e, così facendo, mortifichiamo la sua fiducia nella possibilità di conoscere e di agire.
Viceversa egli può intendere e trarre prezioso giovamento dalla bellezza della realtà nelle sue manifestazioni, che si offrono all’insieme dei nostri sensi e non soltanto al senso della vista.
Con i suoi quattro sensi residui e con la sua immaginazione, il bambino non vedente può costruire con il mondo circostante una solida relazione affettiva di attaccamento, di curiosità, di autonomia e di iniziativa industriosa, sempre che i suoi mezzi personali vengano sostenuti e un po’ facilitati dall’organizzazione sociale.
Come tutti gli altri bambini egli dovrà nutrirsi di bellezza, poichè in essa potranno risvegliarsi i suoi desideri ed il coraggio di vivere con pienezza il corso dell’esistenza.
Occorre che la fantasia di un bambino possa scorgere nella realtà il sublime sentimento della meraviglia per immergersi nel mondo e conoscere un respiro più ampio, oltre i limiti angusti di una vita mentale consegnata interamente all’esperienza socioaffettiva della comunicazione.
Se consideriamo, ad esempio, il sorgere del sole al mattino, in un contesto naturale come la campagna, possiamo facilmente superare il luogo comune secondo il quale le albe e i tramonti sarebbero fenomeni esclusivamente visivi e pertanto sottratti all’esperienza dei ciechi.
Infatti, a prescindere dalla vista, l’insieme delle modificazioni acustiche, anemestesiche, termiche, provenienti direttamente dal risveglio dell’ambiente, costituiscono di per sé un panorama immenso e significativo nel quale immergersi, con la propria fantasia e con la propria religiosità.
L’individuazione poi di una fonte di calore crescente permette al soggetto non vedente di entrare in rapporto diretto con il sorgere del sole, nel suo manifestarsi quale fonte di vita e di orientamento.
Naturalmente in un contesto urbano il sorgere del sole si inserisce in un panorama molto diverso, dove i segnali sono molto più sociali e francamente molto meno affascinanti.
In ogni caso si tratta di segnali significativi ed immensi, che possono ugualmente essere percepiti dalla persona che non vede, la quale ha bisogno di conoscere con i suoi mezzi il risveglio mattutino della città, con i suoi odori, sapori, rumori e le sue abituali e straordinarie trasformazioni quotidiane.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che comunque le manifestazioni visive della realtà occupano uno spazio immenso, prezioso e insostituibile nell’esperienza di noi tutti, uno spazio che non appartiene alle persone che non vedono.
Evidentemente questo è vero, ma vorrei rispondere che l’universo nel suo immenso interesse e nella sua immensa bellezza, nonostante la privazione delle sue manifestazioni visive, permane sostanzialmente inalterato.
D’altra parte è proprio l’intelligenza che ci consente di concepire la non essenzialità di una alterazione. Se viceversa restiamo concentrati e ristretti nell’immensità dell’alterazione non potremo focalizzare la ben più vasta immensità di ciò che permane inalterato.
I bambini non vedenti meritano più che altro attenzione alla loro interezza di persone vive, presenti, che desiderano conoscere, agire e partecipare in un mondo che appartiene a tutti e che appare disposto a manifestare a ciascuno di noi la sua bellezza e la sua complessità.